La Compagnia delle Lucciole porta il teatro nei circoli con il progetto Lumi d’estate

La Compagnia delle Lucciole torna ad animare la città con due eventi molto speciali all’insegna della solidarietà, del ricordo e di un obiettivo unico. Si intitola Lumi d’Estate la mini rassegna nell’ambito della quale gli attori Mariangela Diana e Paolo Bruini, diretti dalla drammaturga Federica Cucco, porteranno due spettacoli da loro ideati e prodotti: Non fiori ma opere di bene presso il circolo Graziosi di via Sigonio mercoledì 28 luglio ed Emma presso il centro sociale Loris Guerzoni di via Genova il giorno successivo, giovedì 29 luglio. Le due serate saranno organizzate in collaborazione rispettivamente con l’associazione ZeroK e con Udi (Unione Donne in Italia) Carpi e rappresenteranno un’occasione per raccogliere fondi a favore dell’associazione Musica & Sport per Carpi, nata in memoria di Enrico Lovascio (il giovane scomparso lo scorso gennaio a soli 22 anni a causa della leucemia) per volere della sua famiglia con l’intento di valorizzare le strutture formative sportive e musicali presenti in città, che tanto hanno contribuito alla formazione dello stesso Enrico, che era studente, musicista ed educatore scout. Ma Lumi d’estate è anche altro.

«Il progetto è nato dall’esigenza di restituire qualcosa alla nostra città dopo un anno e mezzo durante il quale la presenza teatrale e artistica sul territorio è stata ridotta ai minimi termini – spiegano Diana e Bruini –. In questo lungo periodo, noi lucciole abbiamo molto sofferto ora l’impossibilità, ora la difficoltà nel muoverci per Carpi e sul territorio per poter esercitarci, portare in giro i nostri spettacoli. Finita l’emergenza, quindi, abbiamo deciso di impegnarci nell’offrire qualcosa alla nostra città che per tanto tempo ha potuto offrirci così poco, certo non per colpa sua. E’ così che abbiamo organizzato i due eventi, scegliendo di collaborare con Davide Lovascio, fratello di Enrico a cui è intitolata l’associazione a favore della quale verranno raccolte le offerte libere, oltre che con Zero K e Udi».  
La prima rappresentazione ad andare in scena sarà Non fiori ma opere di bene, la nuova produzione della Compagnia delle Lucciole che ha debuttato da meno di un mese. «Parla di morte, è la storia di due ragazzi che si svegliano, morti, nella camera dell’obitorio – raccontano gli attori –. E’ uno spettacolo umoristico, che al contempo riflette sul perché della vita, sulle sue tensioni e sulle ragioni che le tengono ancorate le persone. I protagonisti hanno scelto di abbandonarla e si ritrovano in un limbo in cui non si capisce come andrà a finire, quali saranno le loro scelte». Emma sarà la seconda. «Si tratta di un insieme di monologhi che in particolare Federica Cucco, drammaturga, e Mariangela Diana, attrice, portano in scena dlla nascita della Compagnia – continua Paolo Bruini –. Emma si rinnova di continuo e aggiunge monologhi di anno in anno, poiché nasce dalle nostre vicissitudini reali. E’ uno spettacolo sulla femminilità, su tutte quelle situazioni paradossali che questo personaggio si trova a vivere nella propria esilarante sfortuna di tutti i giorni. Le sue avventure riflettono il giorno e il momento che stiamo vivendo tutti: anche Emma è uscita dalla quarantena, periodo che ha passato in totale solitudine. E’ molto più abbattuta di quanto non fosse nel 2013, anno del debutto, quando ancora i suoi sogni non erano stati infranti. Cinismo e ironia sono i suoi tratti distintivi: Emma ci dimostra che può sempre andare peggio (ride, ndr)».
 
Ma alla base della rassegna c’è anche il desiderio di rilanciare alcuni spazi della città. «I circoli sono luoghi alla ricerca di una nuova linfa, che li rilanci anche tra i giovani: le nostre serate rappresenteranno questo tentativo – concludono le lucciole –. Non meno importante il fatto che il teatro, in questo caso, si esibisca in zone che sono laterali e residenziali rispetto al centro, dimostrando come l’arte si possa risvegliare in ogni angolo, non solo nei tradizionali. Il nostro desiderio è quello di creare nel prossimo futuro un festival che coinvolga i circoli, che dunque non si focalizzi per forza solo ed esclusivamente nella nostra bellissima piazza, ma che sia una migrazione de un circolo ad un altro per ridare loro una nuova vita e un nuovo essere, come in un unico grande palco da vivere in tanti modi e dove anche altre associazioni, altre compagnie, possano creare occasioni per fare rete. Una sorta di teatro off, che nelle grandi città è una delle forme di esibizione più amate: certo, Carpi non è una metropoli, ma ciò non esclude che possa avere un gruppo di compagnie giovani, persone che si affacciano a questo mondo o tornano dalle grandi città dopo avere frequentato le accademie con il desiderio di sperimentare, fare sentire quel che hanno da dire, non solo ai grandi pubblici dei teatri, ma alle persone tutte».

(Articolo tratto dal sito “Voce“)

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