Cerchiamo conferme in una società che barcolla tra obiettivi che corrispondono ad emoticon e presupposti che sono competizioni di performance.
Non riusciamo spesso a definire noi stessi, avviluppati da confronti, coi genitori, coi figli, con gli amici, più di rado con se stessi.
Corriamo spesso, troppo, in un mordi e fuggi di eventi, impegni, riti: in famiglia, sul lavoro, sotto la doccia, ad un battesimo o ad un funerale.
Cosa ci ferma?
Quando la ruota dell’uomo-criceto si inceppa per la probabilità imprevista, ma possibile.
Ad esempio una condizione di malattia severa che irrompe negli schemi più o meno ordinati della nostra vita e scarmiglia la nostra ‘vita in piega’. Ed è là che la plasticità umana lavora per restare a galla della vita, che spesso non contempla la morte.
Ed è la crisi… La malattia mentale o fisica fa muovere l’essere umano controvento, palesandogli la realtà di una clessidra del tempo che non fa sconti, neanche quando ci atteggiamo a scordare il limite.
L’era moderna e ancor più l’era contemporanea ci abitua ad una stucchevole pseudo- indifferenza dinanzi ad accadimenti tristi e scomodi che capitano al nostro vicino: di Continente, di religione, di casa.
Un imbarazzante accomodamento visivo alle immagini di guerre, di violenze o di malattie che i media ci presentano quotidianamente non sono spesso sufficienti a stimolare riflessioni per gestire con competenza e maturità emotiva le fragilità della porta accanto.
Ma può succedere il palindromo esistenziale: “perché non a me”.
E li è più faticoso. Perché siamo fuori allenamento e non perché dobbiamo essere necessariamente pronti alla disgrazia che potrebbe accadere a noi, ma almeno per attingere a strumenti di gestione dell’imponderato.
Succede ad esempio nella malattia inguaribile, quella per la quale verosimilmente moriremo, quella che ad un certo punto ‘fa spallucce’ a macchinari tecnologici, farmaci intelligenti e scienziati geniali.
Vale per le malattie tumorali o per quelle che le società scientifiche definiscono ‘le grandi insufficienze d’organo’, quando si realizza l’obsolescenza dell’uomo (e non necessariamente per vecchiaia).
Laddove non prenda il sopravvento la disperazione e se lo spirito di autoconservazione resta acceso, si può cercare il miglior modo o il minor peggior modo per vivere la vita anche incrinata nella salute.
E Noi, Associazione ZERO K
Nasciamo con la fortissima convinzione che esista un’alternativa all’oblio esistenziale, alla solitudine e all’isolamento che la malattia comporta.
L’alternativa è la medicina che cura oltre l’inguaribilità: le cure palliative.
Quel modello applicabile che identifica la cura nella persona e non nella sua malattia e quindi ne valorizza la storia biografia, le implicazioni sociali e psicologiche, agevola le scelte personali consapevoli, facilità le mappe di senso di vite, giovani o adulte che si ammalano.
Le Cure palliative
Le cure palliative esistono ma vanno conosciute da tutti, implementate e diffuse ovunque, per necessità di giustizia distributiva, progresso reale, oramai obbligo di legge e buon senso intrinseco.
Come Associazione zero K ci impegniamo in divulgazione di conoscenza in ambito di cure palliative. Cerchiamo e diffondiamo cultura fuggendo l’autoreferenzialità e la proiezione sull’io.
E per le stesse motivazioni pratichiamo le uscite dai recinti geografici dai quali siamo nati come associazione e andiamo “oltre i confini”, perché la questione è di tutti.
Movimento culturale
Per l’idea di ‘movimento culturale’ ci avviciniamo e chiediamo ispirazione e collaborazione a coloro che da anni si dedicano alla medicina palliativa, non solo con tanto studio sui libri, ma con tanta esperienza clinica con uomini, donne, grandi e piccoli che intersecano la malattia inguaribile sulla propria traiettoria di vita.
E queste stesse persone, uomini e donne che cerchiamo di calamitare verso la nostra stessa mission, prima di cimentarsi nelle esistenze altrui si cimentano nelle proprie, perché per avere cura degli altri bisogna avere cura di sé.
Attenzione cioè ad esplorare gli intimi anfratti di se stessi in relazione alle tematiche di qualità di vita, di malattia o di morte.
Sono alimentati nel loro agire da motivazione accesa e formazione continua, sono disposti, come noi, a farsi contaminare prima ancora di contaminare gli altri.
Ma la cultura in senso di consapevolezza del proprio ruolo nel mondo ed in senso antropologico può realizzarsi in maniera più edulcorata e segnante al medesimo tempo con l’arte in tutte le sue forme.
Veicolando messaggi col teatro, con la musica, la scrittura e tutte le altre forme, possiamo abbattere filtri e condizionamenti che la sola parola detta potrebbe creare.
L’arte ‘fa’, non ‘dice e basta’
Fa risuonare sentimenti sopiti o emozioni che riteniamo imbarazzanti da verbalizzare, ci accarezza l’animo anche quando il corpo è ferito.
Chi si lascerà incuriosire da Associazione ZERO K potrà partecipare (e non solo assistere), ad eventi scientifici, spettacoli teatrali, concerti, corsi on line ed in presenza, formazioni e sempre trasformazioni che potrebbero contribuire al segnapassi culturale dove la vita e la morte non sono altro che la vita e la morte, con in mezzo euforia di esistere attivamente!



